La tendinopatia della cuffia dei rotatori

Dott.ssa Sara Gallino • 10 settembre 2026

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La parola tendinopatia ha recentemente preso il sopravvento nell’inquadramento

di questo genere di problematiche, lasciandosi alle spalle terminologie più antiquate

come tendinite o periartrite.

La tendinopatia è definita come una patologia tendinea che ha origine all’interno del

tendine stesso, solitamente come conseguenza di un sovraccarico. In questi casi,

le principali modificazioni che si possono osservare sono aumenti e cambiamenti

nel collagene, assottigliamento dei tendini, disorientamento delle fibre,

degenerazione, calcificazione e infiltrazione di grasso.

I fattori predisponenti all’insorgenza della tendinopatia della cuffia dei rotatori

sono:

- l’età

- la genetica

- la scarsa biomeccanica

- il sovraccarico

- traumi

- postura

- debolezza muscolare

- posture mantenute;

- lavori con carichi ripetitivi agli arti superiori, specialmente sopra la testa

- alterazioni del sonno;

- sovrappeso;

- diabete;

- età avanzata;

- sport che includono movimenti ripetuti degli arti superiori, soprattutto sopra le

testa (baseball, pallavolo, basket)

Il sintomo maggiormente descritto è il dolore localizzato nell’area dei quattro

tendini della cuffia dei rotatori (sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo

rotondo), spesso associato a debolezza e perdita di mobilità.


Generalmente, il dolore tende a peggiorare durante le attività sopra la testa e può

avere manifestazioni notturne, con irradiazione nelle regioni del deltoide e della

scapola. Puo’ essere presente difficoltà nel portare la mano dietro la schiena, come

indossare il reggiseno, una maglia o mettere il portafoglio nella tasca posteriore dei

pantaloni), indolenzimento e rigidità mattutina/dopo lunghi periodi di immobilità

(stare seduti o sdraiati).

La prognosi può variare significativamente in base alla gravità della condizione,

all’aderenza al trattamento, all’età e la presenza di eventuali lesioni della cuffia.


In generale, il recupero può richiedere da 3 a 12 mesi, con tempi di recupero più

brevi per coloro che presentano sintomi meno gravi, minori cambiamenti strutturali

del tendine e minori richieste funzionali.

Cosa possiamo fare per te?

La terapia primaria è quella conservativa. La chirurgia deve essere indicata

dall’ortopedico e si rende necessaria in caso di rotture a tutto spessore o nel caso

in cui l’approccio conservativo dovesse rivelarsi fallimentare dopo un ciclo di

trattamento conservativo di 6-12 mesi.


La terapia conservativa consiste:


FASE 1 (acuta)


  • Educazione del paziente – spieghiamo al paziente la natura della sua

condizione, i fattori allevianti, quelli aggravanti e come gestire al meglio i

carichi lavorativi

  • Terapia manuale - mobilizzazione passiva o attivo assistita
  • Esercizio Terapeutico – introduciamo esercizi per migliorare il reclutamento

muscolare e riduzione del dolore.

  • Terapia farmacologica – se il dolore è intenso, possiamo consigliare al

paziente di consultare il medico per valutare la terapia farmacologica di supporto.

FASE 2 (subacuta)


Dopo alcune settimane, viene riferito una diminuzione del dolore e un

miglioramento della funzionalità. Passiamo quindi alla fase 2, dove ci concentriamo

sul recupero della forza attraverso:


  • Programmi personalizzati di carico – per stimolare la forza muscolare
  • Ritorno alla attivita’ lavorativa e sportiva



Fisioterapista - Sara Gallino

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