La tendinopatia della cuffia dei rotatori
La parola tendinopatia ha recentemente preso il sopravvento nell’inquadramento
di questo genere di problematiche, lasciandosi alle spalle terminologie più antiquate
come tendinite o periartrite.
La tendinopatia è definita come una patologia tendinea che ha origine all’interno del
tendine stesso, solitamente come conseguenza di un sovraccarico. In questi casi,
le principali modificazioni che si possono osservare sono aumenti e cambiamenti
nel collagene, assottigliamento dei tendini, disorientamento delle fibre,
degenerazione, calcificazione e infiltrazione di grasso.

I fattori predisponenti all’insorgenza della tendinopatia della cuffia dei rotatori
sono:
- l’età
- la genetica
- la scarsa biomeccanica
- il sovraccarico
- traumi
- postura
- debolezza muscolare
- posture mantenute;
- lavori con carichi ripetitivi agli arti superiori, specialmente sopra la testa
- alterazioni del sonno;
- sovrappeso;
- diabete;
- età avanzata;
- sport che includono movimenti ripetuti degli arti superiori, soprattutto sopra le
testa (baseball, pallavolo, basket)
Il sintomo maggiormente descritto è il dolore localizzato nell’area dei quattro
tendini della cuffia dei rotatori (sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo
rotondo), spesso associato a debolezza e perdita di mobilità.
Generalmente, il dolore tende a peggiorare durante le attività sopra la testa e può
avere manifestazioni notturne, con irradiazione nelle regioni del deltoide e della
scapola. Puo’ essere presente difficoltà nel portare la mano dietro la schiena, come
indossare il reggiseno, una maglia o mettere il portafoglio nella tasca posteriore dei
pantaloni), indolenzimento e rigidità mattutina/dopo lunghi periodi di immobilità
(stare seduti o sdraiati).
La prognosi può variare significativamente in base alla gravità della condizione,
all’aderenza al trattamento, all’età e la presenza di eventuali lesioni della cuffia.
In generale, il recupero può richiedere da 3 a 12 mesi, con tempi di recupero più
brevi per coloro che presentano sintomi meno gravi, minori cambiamenti strutturali
del tendine e minori richieste funzionali.
Cosa possiamo fare per te?
La terapia primaria è quella conservativa. La chirurgia deve essere indicata
dall’ortopedico e si rende necessaria in caso di rotture a tutto spessore o nel caso
in cui l’approccio conservativo dovesse rivelarsi fallimentare dopo un ciclo di
trattamento conservativo di 6-12 mesi.
La terapia conservativa consiste:
FASE 1 (acuta)
- Educazione del paziente – spieghiamo al paziente la natura della sua
condizione, i fattori allevianti, quelli aggravanti e come gestire al meglio i
carichi lavorativi
- Terapia manuale - mobilizzazione passiva o attivo assistita
- Esercizio Terapeutico – introduciamo esercizi per migliorare il reclutamento
muscolare e riduzione del dolore.
- Terapia farmacologica – se il dolore è intenso, possiamo consigliare al
paziente di consultare il medico per valutare la terapia farmacologica di supporto.
FASE 2 (subacuta)
Dopo alcune settimane, viene riferito una diminuzione del dolore e un
miglioramento della funzionalità. Passiamo quindi alla fase 2, dove ci concentriamo
sul recupero della forza attraverso:
- Programmi personalizzati di carico – per stimolare la forza muscolare
- Ritorno alla attivita’ lavorativa e sportiva
Fisioterapista - Sara Gallino
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